mercoledì 11 novembre 2015

Collari a confronto

Argomento pregno di significati oggi!
L’altro giorno (ve ne parlerò in un altro post, perché è una storia lunga come la Divina Commedia) Enrichetto ha dovuto mettere il famigerato collare elisabbettiano  (quello a forma di cono per evitare di leccarsi, per capirci) e, sorpresa delle sorprese, andava fissato ad un collarino per evitare che riuscisse a sfilarselo.
Inizialmente il veterinario gliel’aveva chiuso con una piccola benda infiocchettata a dovere, sembrava Lady Oscar con il bavero alzato. Ovviamente, era (ed è) offesissimo. Enrico, non il veterinario. Comunque, la benda non era di sicuro la soluzione migliore, quindi via! verso il negozio più vicino per comprare un collare.


Solitamente non metto collarini ai miei gatti. Stanno sempre in casa, sarebbero totalmente inutili. Certo potremmo discutere del lato fashion della cosa, e chissà magari un giorno deciderò di dotare la mia terribile armata demoniaca di papillon, ma in linea di massima non ne uso.
Innanzitutto, bisogna distinguere i collari per gatti in due categorie: quelli con la chiusura di sicurezza e quelli… che no.
Attenzione: quelli senza chiusura di sicurezza a prima vista sembrano uguali ai modelli per cani, ma non lo sono. In realtà, è estremamente pericoloso far indossare ad un gatto un collare per cani. Anche se non lo notate subito, infatti, quelli per felini sono dotati di una piccola banda elastica (solitamente in prossimità del gancio di chiusura).
La banda elastica serve, sostanzialmente, ad impedire che il gatto si impicchi nel suo stesso collare. Suona crudo, eh? Se il vostro micio decidesse di arrampicarsi che ne so, su un albero, e per caso dovesse far impigliare per sbaglio il collare su di un ramo (o anche solo dovesse mettersi a litigare con un altro gatto), la banda elastica dovrebbe permettergli di sfilare la testa e salvarsi la pellaccia.
La chiusura di sicurezza, invece, è semplicemente un gancio a scatto molto debole: dimenticate le fibbie degli zaini scolastici, in cui tutti abbiamo rischiato almeno una volta di rimetterci un dito; questi, se mai ve ne capitasse tra le mani uno, si aprono con una facilità disarmante. Fin troppo, a volte.
Comunque, garrula e gioiosa sono andata al negozio di animali, ed ecco che mi si è posto subito un quesito: che misura comprare?
Io non sapevo neanche ci fossero misure.
Cioè, ok per i cani, di sicuro il collare di un terranova non avrà la stessa lunghezza di uno per un chihuahua, ma i gatti son tutti lì lì, devo prendergli la circonferenza del collo?
In effetti però le misure non differivano troppo tra di loro (la lunghezza varia dai 21 ai 30/33 cm), e per non rischiare di arrivare a casa e fare un’amara scoperta le ho acquistate entrambe.
Ho scelto un modello Vanity di Mylord con chiusura di sicurezza (nero, si trova sulla destra nella foto) e un collarino con banda elastica della Camon  (nella foto, a sinistra, nero a pois bianchi)
Preferendo la chiusura di sicurezza, ho pensato di mettergli quello della Mylord.
Confesso che non mi è piaciuto particolarmente: a parte il fatto che era troppo grande per il collo di Enrico, la plastica (perché suvvia, di questo si tratta) si presentava abbastanza dura al tatto, ed è rimasta piegata nello stesso modo in cui era nella confezione, formando delle “onde” poco piacevoli alla vista (se dobbiamo fare una cosa, qui la facciamo bene!). Per di più, la chiusura era troppo grande per passare attraverso gli appositi buchi del cono (il che, se vi serve un collare tanto per, e non per fissare un cono, è cosa di poco conto), e ho dovuto lasciare perdere. In ultimo, e so che è colpa mia perché son stordita, non riuscivo a capire come stringerlo: da qualsiasi parte tirassi, mi sembrava si allargasse solamente. Siccome non avevo voglia di dover prendere una laurea in collarologia per poterglielo infilare, ho lasciato perdere.
Tanto, Salem è corso a pretendere la sua parte appena ha visto che Enrico aveva uno chicchissimo nuovo ornamento, così l’ho messo a lui.


L’altro modello, che è poi quello che ho messo ad Enrichetto, è della Camon. Oltre che esteticamente molto grazioso (i pois sono sempre carini), la plastica è più flessibile e più sottile rispetto all’altro. Prende bene la “forma” scelta, e una volta aperto torna disteso senza formare pieghe.  Si pulisce molto facilmente perché è completamente liscio.
L’unico neo è la chiusura che a volte risulta un po’ ostica, e se il gatto si agita (ma anche se non lo fa, visto che Enrico rimane sempre immobile quando glielo metto) può “sfuggire” il buco corretto.


Passiamo ora ai campanellini: gran parte dei collari per gatti –inspiegabilmente- ha attaccato un campanellino. Perché fa figo, capite. Perché è nell’immaginario di tutti, il gatto con un campanello al collo.
Ecco: se proprio volete mettergli un campanellino, prendete due gong, legateveli vicino alle orecchie e colpiteli con tutta la forza che avete. Questo è il fastidio che provano i gatti con quel cavolo di campanellino. Il loro udito è molto più sensibile del nostro, e quello che a voi sembra un suono quasi impercettibile per loro può essere insopportabile.
Per questo, è sempre bene togliere il campanello. Se proprio vi piace la pallina agganciata al collare, potete hackerarla e togliere il sonaglio all’interno.
Il collarino della Mylord aveva il campanello allacciato con un piccolo gancio metallico (come quello dei portachiavi, per capirci). È bastato aprirlo con un paio di pinze. Beh, proprio pinze no. Ho usato un paio di forbici facendo una fatica terribile, perché le pinze non le avevo. In ogni caso, non è stato impossibile.
Quello della Camon, invece, non aveva ganci apribili ma un unico occhiello fuso con il campanellino in sé. Può sembrare una tragedia, ma in realtà è stato davvero facile romperlo: sono state sufficienti un paio di torsioni e trac, il metallo si è spezzato come un grissino.

Spero che questo post  vi sia stato utile per capire come scegliere un collarino per il vostro micio, e che le mie impressioni sui due marchi da me provati possano servirvi in qualche modo. Ovviamente, le mie opinioni sono puramente personali; se avete provato anche voi gli stessi prodotti e vi siete trovati diversamente da me, fatemelo sapere nei commenti.

Miao!


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