martedì 17 novembre 2015

Le (dis)avventure di Enrichetto


Vi avevo promesso che vi avrei raccontato i motivi che hanno portato Enrichetto a dover indossare il collare a cono.
Se mi seguite su facebook, saprete che ieri l'ho portato dalla veterinaria, e che solo oggi sono andata a riprenderlo; ho anche caricato una fotografia in cui (parzialmente) si vede cosa è successo.




Bene, i fatti sono questi (attenzione, non per stomaci delicati):
La prima volta che l'abbiamo portato a fare una visitina di controllo -ovvero il giorno dopo essere arrivato a casa nostra- il veterinario/chirurgo, guardando il moncherino, aveva detto che non era stato fatto un gran lavoro.
Ci ha spiegato che, per prima cosa, normalmente gli arti vengono amputati all'anca e non al ginocchio (sì, i gatti hanno le ginocchia), e che in ogni caso una volta "tagliato via" il pezzo, sotto all'osso viene creato un cuscinetto di muscolo per fare da barriera tra osso e pelle.
Enrichetto il cuscinetto non l'aveva: toccando la punta del moncherino si sentiva chiaramente un osso frastagliato. Poteva andare bene come poteva andare male, insomma. Se per caso gli fossero venute delle piaghe, dovevamo chiamare subito e, con nostro sommo terrore, ci disse che si sarebbe potuta prospettare una nuova operazione.
No, no no no! Il mio povero piccino, non poteva subire la terza operazione a quella zampina maledetta... Abbiamo sperato non succedesse nulla.
Ovviamente, è andata male.

Un giorno, tornata a casa, ho trovato Enri sdraiato sul divano: un po' di coccole, qualche grattatina e via, come al solito. Ho notato, però, una piccola chiazza senza pelo proprio sul moncherino. Che sarà mai, ci siamo chiesti. La nostra conclusione è stata che, probabilmente, era dovuta allo sfregamento contro il pavimento. Visto che dovevo prenotare l'operazione di sterilizzazione, tanto valeva dirlo alla veterinaria.
Per qualche giorno la situazione è rimasta stabile.
Poi, dopo essere stata a pranzo da mia madre, sono rientrata e ho trovato il disastro. C'erano strisce e macchie di sangue sul pavimento, sul divano (perché ovviamente quando Enrichetto perde qualcosa, qualsiasi cosa, fa passare tutti i tessili di casa), sul tappeto... Ho subito chiamato la veterinaria -ormai siamo degli habitué- e le ho spiegato la situazione. Per evitare di portarle il gatto più e più volte, ci siamo tenute in contatto telefonicamente e fotograficamente, nella speranza che disinfettando, tenendolo coperto e mettendogli apposite pomate la situazione si stabilizzasse da sola.
Non era semplice sangue, quello che perdeva, ma era più che altro pus. Dopo averlo visto la veterinaria ha detto che stava "buttando fuori" qualcosa. E in effetti a quanto pareva era proprio così.
Il forellino da cui spurgava è diventato via via più largo, fino ad essere un vero e proprio buco gigantesco per la sua zampina. Veniva fuori di tutto.
Il giorno dopo, continuando nel frattempo con l'antibiotico che ci avevano prescritto, sul moncherino c'era una voragine. Non spurgava più come la prima sera, era diventato un buco abbastanza pulito ma che continuava, inesorabilmente, ad allargarsi. Insomma, era un'enorme fistola anche abbastanza profonda.

Doveva "pulirsi" bene prima di essere richiusa, quindi armati di santa pazienza abbiamo disinfettato, coperto, impomatato...
Voi non lo sapete, ma Enrichetto ha un rapporto un po' strano con la lettiera: lui è perfettamente autonomo, ma la sua zampetta "sana" non lo regge del tutto, quindi finisce sempre per sedersi nella sabbia. Sono state notti insonni -letteralmente- per controllare che non entrasse da solo nella cassettina e si sporcasse la ferita. Una sera si è lanciato nella sabbia prima che potessimo fermarlo, ci abbiamo perso dentro due granelli e non li abbiamo più ritrovati; non so se rendo l'idea.

Alla fine, dopo qualche giorno di medicazioni, è giunto l'appuntamento per la castrazione. Per prendere due piccioni con una fava, si sarebbe dovuta fare anche una radiografia per capire se effettivamente quella fistolona fosse dovuta a qualche residuo delle prime operazioni o vattelapesca.
Il buco è stato richiuso con i punti metallici, ed Enrichetto, devo dirlo da miciamadre orgogliosa, è stato bravissimo. Non ha pianto, non si è agitato, è stato fermo e buono anche mentre lo pinzavano. E' un combattente, non c'è che dire, rende omaggio al suo nome.

Rimandata l'operazione di una settimana, nella speranza si sistemasse con l'antibiotico, l'abbiamo riportato a casa. La situazione sembrava essersi stabilizzata, fino a due giorni fa, quando il moncherino ha iniziato a gonfiarsi, i punti a tirare e il buco a cercare di riaprirsi.
Ieri dunque l'ho riportato dalla veterinaria, e lì l'ho lasciato.
Sostanzialmente sì, era stata colpa della prima (seconda, a dire il vero...insomma, dell'amputazione) operazione: nel moncherino infatti erano rimasti dei residui che hanno mandato i tessuti in profondità in necrosi.
Fortunatamente il veterinario è riuscito a ripulire tutto e sistemare la situazione senza dover amputare anche il pezzetto di zampa rimasto, e ci riteniamo molto fortunati per questo...

Ora Enrico (lo potete vedere nella foto) è a casa con me, in forma come al solito. La cosa pazzesca è che se non avessimo visto il buco non ci saremmo accorti di nulla. Non ha mai mostrato segni di dolore o fastidio, anzi. Ha sempre continuato la sua solita vita, lanciandosi dai mobili e correndo come un matto (con me dietro che cercavo di frenarlo per non fargli togliere il cerotto...).
Quando sono andata a ritirarlo il veterinario mi ha detto "tiralo fuori tu dalla gabbia... perché è un mostro."; mi ha detto che non ci riuscivano proprio, a farlo addormentare. Ha una vitalità fuori dal comune, ed è questo che lo rende ancora più speciale.
Insomma, lui è Enrichetto, ed è un guerriero. Non saranno certo un paio di punti a fermarlo.

Miao!


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